Proprio sulla sommità della collina della Chiesa sorge un grande fabbricato, sormontato da un’alta torre che attualmente termina con una terrazza, ma che fino all’inizio del secolo scorso era coperta da tetto a tegole.

Questa costruzione è senz’altro il più antico palazzo di Montebello. Risale, infatti, agli ultimi anni del medioevo e dall’incisione su un mattone in arenaria, posto sopra al portale d’ingresso, si desume che il fabbricato è del 1472.

Lo fece edificare la famiglia Beccaria, dopo che la stessa fu infeudata il 22 febbraio 1469, del luogo di Montebello, unitamente a quello di Montecalvo, dal Duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza Visconti, nella persona di Girolamo, conte di Montebello.

I Beccaria furono gli ultimi possessori dell’antico Castello di Montebello ( che si trovava nella parte sud dell’attuale Palazzo Dal Pozzo), a loro concesso verso la fine del 14° secolo, dal Duca di Milano, Gian Galeazzo Maria Visconti. Il suddetto Castello nella seconda metà del 1400 era però in rovina e pertanto la famiglia Beccaria decise di costruirsi una nuova residenza sulla piazza della Chiesa e vendette nel 1486 ai Frati Girolamini (che erano subentrati ai Benedettini), l’area sulla quale sarà poi edificato il nuovo Monastero.

Molto probabilmente però, i Beccaria abitarono poco a Montebello, avendo essi una residenza in Milano e già nella prima metà del 1500, il Palazzo, o parte dello stesso, risulta proprietà della nobile famiglia decurionale pavese Bellocchio. Questi vi dimoreranno, come residenza principale, per oltre 300 anni. Un ramo cadetto dei Beccaria invece, costruì un palazzotto padronale con dipendenze agricole, proprio di fronte a quello principale.

Nel corso dei tre secoli di permanenza a Montebello dei Bellocchio, due fatti connessi fra loro, dei quali, uno curioso e l’altro drammatico, meritano di essere citati. Nel 1643, in una calda sera di fine maggio, l’Abate del Monastero, Padre Floriano Marcellini, mentre passeggiava davanti all’antica Chiesa romanica, fu con un pretesto attirato all’interno dell’edificio religioso dove, di fronte ad un altare, dalla semioscurità sbucarono i giovani Girolamo Bellocchio e Giuditta Lonati, i quali, alla presenza di alcuni testimoni, si dichiararono reciprocamente marito e moglie, “rubando” all’esterrefatto padre Girolamino, il matrimonio, ad imitazione di quello descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi. Nel 1682 invece, i due figli della suddetta coppia, Giulio Cesare e Gaspare Bellocchio, furono sorpresi alle due di notte del 20 agosto presso il muro di cinta del loro palazzo e trafitti con spada. Il secondo morì all’istante, mentre il primo fece appena a tempo a ricevere l’Estrema Unzione.

La famiglia Bellocchio, oltre ai beni di Montebello, possedeva case a Pavia ed a Voghera.

Nel 1851-52 il conte Giuseppe Bellocchio, unitamente alla madre Carolina Raggi, vendeva la parte del palazzo comprendente anche la torre e la metà del giardino retrostante all’avv. Ernesto Ghislanzoni (che qualche anno dopo ebbe il titolo baronale), mentre la rimanente parte dell’edificio, con l’altra metà del giardino, veniva acquistata dal Comune di Montebello, il cui sindaco era allora il marchese Luigi Bellisomi, per lire 12.000. Il conte Bellocchio si trasferì nel suo palazzo di Voghera, dove morì celibe nel 1894, all’età di 70 anni.

L’Amministrazione Comunale trasferì in quella parte del Palazzo, i propri uffici, che prima erano da antico tempo, in angusti locali in Borgo (in via Famiglia Cignoli). Anche la scuola elementare e le abitazioni dei dipendenti, furono sistemati nell’edificio.

Nel 1868 in occasione dell’inaugurazione del monumento al Cavalleggero, la parte comunale del palazzo fu completamente restaurata su progetto dell’ingegnere Giuseppe Billotta e sopra alla facciata che dava sulla piazzetta di spalle al monumento, fu costruito in muratura un medaglione, poi affrescato con lo stemma comunale (due draghi rampanti con nel mezzo un albero, ossia il blasone appartenuto alla famiglia Delconte, antica feudataria del paese, estintasi nel 1864).

Più tardi, nel 1893, con entrata dalla salita della Chiesa, è stato aperto il primo ufficio postale di Montebello, con l’aggiunta, qualche anno dopo, di quello telegrafico.

In questo palazzo, per oltre 70 anni, parecchie generazioni di montebellesi impararono a leggere e scrivere, altri amministrarono il paese ed altri ancora si recarono in “sala” ( così veniva chiamato il Municipio) per esigenze burocratiche.

Poi nel 1923-24, dopo la costruzione dell’attuale edificio scolastico e municipale, la famiglia De Ghislanzoni acquistò la parte dismessa, unificando così tutta la proprietà del palazzo.

Per quanto concerne le scuole, è stato un innegabile miglioramento, non così invece, per la nuova sede municipale, in parte seminterrata e senz’altro meno rappresentativa di quando era nei saloni del Palazzo.

Nel 1942, alla morte del barone don Ernesto, la figlia Eugenia, che nel frattempo si era sposata con il conte Premoli, ne divenne la proprietaria.

E da qui inizia la lenta ma inesorabile decadenza del fabbricato. Prima infelici ristrutturazioni lo avevano privato delle due basse ali che delimitavano il cortile, poi iniziava il deperimento della parte ex comunale. Comunque fino a metà degli anni ‘960 la villa era abitata ed in occasione della commemorazione della battaglia del XX Maggio, lì veniva offerto il rinfresco ai partecipanti.

In seguito però, l’incuria dei proprietari e l’allontanamento del fedele custode, ha fatto sì che l’intero fabbricato si deteriorasse a tal punto da renderne impossibile l’abitabilità.

L ‘auspicio è che i nuovi eredi riescano a trovare il modo di conservare per Montebello, quell’inconfondibile e signorile immagine che da più di 500 anni, torre e palazzo rappresentano a chi transita nella sottostante strada “Romera”.

Gian Pietro Scaglia, storico di Montebello della Battaglia

Foto dell’evento del 7 maggio

 

 

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