Civita di Bagnoregio- Il paese che muore

Provincia: Viterbo
Tipologia: borgo fortificato
Periodo di edificazione: etrusco
Data di abbandono: dal 1695 in poi
Motivo dell’abbandono: attività sismiche ed erosione
Accesso: su ponte
Modalità di visita: a pagamento

La città che muore, così venne soprannominata la celebre Civita di Bagnoregio dallo scrittore Bonaventura Tecchila e, così, in molti oggi la ricordano. Civita di Bagnoregio rievoca alla mente immagini da cartolina in cui, un lugubre paese emerge dalla nebbia, come una possente creatura demonica nata dalla mente dell’amato Lovecraft. Anche se queste immagini sono davvero suggestive, e anche se la nebbia che a volte ingloba il paese, lo rende davvero creepy, Civita di Bagnoreggio è, per la maggior parte dell’anno, un ridente paese pregno di bellezza e sentore antico.

La storia di questo interessante borgo inizia ben 2500 anni fa, quando gli etruschi decisero di colonizzarlo attirati dalla sua favorevole posizione geografica: lo sperone tufaceo dove venne costruita Civita, sorgeva infatti vicino ad una delle più antiche vie di comunicazione d’Italia, quella che collegava il lago di Bolsena con il fiume Tevere.
Civita di Bagnoregio rimase abitata anche in seguito al periodo etrusco, e lo stesso centro abitato testimonia le varie epoche che lo hanno interessato. Nella parte rinominata “San Francesco Vecchio” è riconoscibile l’impronta etrusca lasciata nel paese, e in una grotta sottostante il belvedere presente in questa zona, pare sia stata scoperta anche una necropoli. Un’altra testimonianza della periodo etrusco che interessò Civita è il Bucaione, una grande galleria scavata per collegare il paese direttamente con la valle sottostante. Le mura che cingono la città sono di origine medioevale e rinascimentale.

Edificata su una platea tufacea, venne collegata alla “terra ferma” da un ponte pedonale in cemento armato nel 1965, ma la conformazione di Civita non fu sempre questa. In origine, il borgo era collegato al resto del promontorio attraverso un lembo di terra, anche se friabile. Furono moltissimi durante i secoli, i terremoti che scossero quelle terre e, nel 1695, ce ne fu uno di tale potenza che fece staccare il lembo di terra che collegava Civita al resto dei luoghi abitati. Da questo momento in poi, il destino di quest’antico paese fu segnato e in breve tempo si giunse all’abbandono totale del paese.

Un altro problema che aveva da sempre afflitto Civita di Bagnoregio, sin dalla sua nascita per mano degli etruschi, è la progressiva erosione alla quale è soggetta sia la collina sulla quale sorge, sia la valle circostante. L’erosione, anche se ha il merito di aver creato a famosissimi calanchi , è anche la causa del continuo abbassamento della collina sulla quale era sorto il borgo: da qui il nome “la città che muore”.
È stato studiato che, dal 1854 ad oggi, il punto in cui passa la strada per raggiungere Civita si è progressivamente abbassato di circa 25 metri e che la velocità di arretramento dei bordi dei calanchi è in media di circa 7 centimetri/anno.

Oggi i residenti a Civita di Bagnoregio risultano essere dodici, ma sono centinai i turisti che ogni giorno la visitano e si ristorano nei tantissimi ristoranti tipici presenti all’interno del paese. Per chi volesse passare la notte in questo splendido luogo, è stato aperto anche un bed and breakfast oltre ai moltissimi negozietti tipici.

Oltre ai turisti e al motore pulsante di Civita, cioè chi ci lavora, il paese è abitato da moltissimi gatti che accolgono i visitatori e cercano, con l’educazione che contraddistingue i gatti, di ottenere qualche pezzo di cibo dai molti turisti che pasteggiano fra le vie del borgo.
D’interesse è la chiesa dedicata a San Donato e che si affaccia sulla piazza del paese.

Articolo e Foto: Maggy Bettolla

A proposito dell'autore

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata