Etimologia del termine GHOST TOWN

Ghost town letteralmente significa “città fantasma” e dell’abbandono richiama le caratteristiche più cupe e spaventose. Tale definizione fu coniata dal giornalista svedese Jan-Olof Bengtsson quando il 24 settembre 1977, durante una visita a Famagosta, cittadina situata sulla costa orientale dell’isola di Cipro, nei suoi appunti di viaggio scrisse:
«The asphalt on the roads has cracked in the warm sun and along the sidewalks bushes are growing. Today. September 1977, the breakfast tables are still set, the laundry still hanging and the lamps still burning. Famagusta is a ghost-town.» (www.inhostage.com, Famagusta: a town in Hostage.)

 

Varosha-Famagusta-Cyprus3

Nel 1974 Famagosta, durante la seconda fase dell’invasione turca di Cipro, venne attaccata e successivamente occupata dall’esercito turco. I bombardamenti ridussero gran parte della città ad un cumulo di macerie. Gli abitanti del quartiere Varosha, all’epoca una delle destinazioni turistiche di maggior successo dell’isola, temendo massacri da parte dell’esercito nemico, abbandonarono in fretta e furia le loro case portandosi dietro pochi vestiti e lasciando alle spalle tutti i loro beni. Il quartiere fu delimitato con recinzioni e divenne zona militare: il divieto d’accesso persiste ancora oggi (Bengtsson è tra i pochi giornalisti a cui è stato concesso l’accesso e la documentazione).

Il tempo e i fenomeni atmosferici stanno logorando gli edifici. Il quartiere ha assunto un aspetto inquietante e spettrale e tutto quanto costruito, come asserisce Alan Weisman nel libro The World Without Us, è ormai inutilizzabile per i gravissimi danni degli agenti atmosferici, degli animali e delle piante.
Varosha rimane una ferita aperta in una città che oggi conta circa 60.000 abitanti. A giugno 2012 i vari tentativi di recupero hanno avuto esito negativo.

Pischedda, M. (2012).
Ghost Town Tourism.
I Paesi fantasma Italiani: dall’abbandono al recupero.

(Foto Famagosta – en.wikipedia.org)

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