“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.”
CESARE PAVESE

Un paese ci vuole, un luogo che puoi chiamare casa, dove il tuo vicino di casa conosce il nome del tuo cane e dove il panettiere sa qual è la tua pagnotta preferita.
Un paese ci vuole, per non sentirsi soli e persi nelle grandi metropoli, per essere radicato a un luogo dove sai che qualcosa di tuo rimarrà e verrà trasmesso ai posteri: un racconto, un lascito, uno spirito.
Un paese ci vuole così che tu possa sapere che qualcuno ti aspetta, che sa che tornerai e attende quel giorno.
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”… andarsene via e non tornare più. Lasciare la casa, la gente, la terra, lasciare un uscio vuoto in balia della natura e di chi arriverà curioso a sbirciare nei cassetti.
In Toscana i paesi dimenticati sono molti, come molteplici sono le cause che hanno portato al loro abbandono: Rocca San Silvestro, Bugnano, Buriano, Fabbriche di Careggine, Toiano, una sequela di nomi che portano con sé tante storie tutte da raccontare.

 

Rocca San Silvestro


All’interno del parco archeologico-minerario di San Silvestro, nel comune di Campiglia Marittima, sorge uno dei paesi fantasma più suggestivi in Italia: chiamato Rocca San Silvestro, nacque come villaggio fortificato intorno al X secolo e basò la sua economia sullo sfruttamento dei ricchi giacimenti minerari presenti nel sottosuolo. Situato a 331 metri s.l.m. sul crinale del Monte Rombolo, svetta sulla roccia con colori chiari tendenti al grigio e al bianco come se facesse parte dell’ambiente naturale in cui è inserito.
L’ingresso al parco archeologico-minerario di San Silvestro è collocato sulla strada provinciale che collega Campiglia Marittima a San Vincenzo, la strada sale fino ad un ampio parcheggio dal quale si scorge la biglietteria. Rocca San Silvestro è raggiungibile a piedi attraverso un ripido sentiero che risale i pendii rocciosi e pochi ripari ombrosi offre nelle torride giornate estive, oppure acquistando il biglietto che consentirà la visita, all’interno del parco, di molti musei che permetteranno al visitatore di conoscere l’evoluzione delle tecniche di ricerca ed estrazione dei minerali, e che prevede anche un interessantissimo tragitto svolto in trenino all’interno della Galleria Lanzi-Temperino, dove d’estate si gode una piacevole frescura. Alla fine del tour si può salire fino a Rocca San Silvestro, dove il panorama è mozzafiato e l’antico splendore di quel luogo aleggia ancora sui ruderi mangiati dal tempo.

 

 

Buriano


Fra le tante nomee che Buriano può vantare vi è quella, che è senza ombra di dubbio la più suggestiva e misteriosa, di “paese morto 2 volte”. Arroccato in mezzo alle verdi colline toscane che da Casin di Terra vanno verso Volterra, questo piccolo centro abitato, malgrado lo stato di abbandono e degrado con il quale convive, conserva ancora perfettamente il fascino dell’antico borgo medievale italiano. Buriano nel corso dei secoli è andato incontro ad un progressivo processo di spopolamento dovuto a 2 principali cause così riassumibili: l’isolamento geografico (prima causa), di fondamentale importanza in epoca medievale per la natura strategica e difensiva di questo luogo, ma che divenne un limite con l’avvento dell’età moderna, che spinse gli abitanti a spostarsi altrove per cercare una condizione di vita migliore (seconda causa).
La storia della “morte” definitiva di questo paese, la “seconda morte”, è però particolarissima ed estremamente significativa di come malsani interventi turistici possano sentenziare definitivamente la fine di una località.
Siamo agli inizi degli anni ’60: gli abitanti censiti a Buriano sono 43. In cento anni la popolazione è diminuita di circa il 50%. Un primo tentativo di rilanciare il borgo si ha nel 1986 con la realizzazione di un albergo-agriturismo all’ingresso della località (14 camere, cucina di qualità per offrire un turismo di riposo nella quiete delle campagne toscane). La gestione fu affidata ad alcuni imprenditori italiani che per 10 anni ottennero un discreto successo. Nel 1997 il complesso fu acquistato da un imprenditore svizzero con l’intento di trasformare l’albergo in una beauty-farm (una delle prime in Toscana). Una beauty-farm è una struttura solitamente collocata in campagna o comunque lontano dalle città, in cui è possibile alloggiare ed eseguire una serie di trattamenti specifici, orientati naturalmente al relax e al benessere, effettuati da professionisti del settore.
L’innovativo progetto da venti miliardi di vecchie lire e che avrebbe dovuto generare sessanta posti di lavoro incontrò tantissime difficoltà burocratiche che ne ostacolarono la realizzazione: la nuova struttura non fu mai completata.
Da quel momento, inizi del 1998, Buriano fu abbandonata completamente dagli ultimi residenti e anche da chi, solitamente, vi soggiornava qualche giorno d’estate.
Oggi gran parte dell’area è stata acquistata da un magnate estero, quale progetto avrà in serbo per Buriano?

 

Toiano


Incorniciato dalle verdi colline pisane e dai calanchi di sabbia, al centro della Valdera, sorge l’antico borgo di Toiano, una perla del patrimonio toscano, oggi in stato di parziale abbandono.
La sua storia è antica e la struttura del borgo ne è la prova. Sorto nell’alto medioevo, la conformazione del paese era quella di un complesso castellare nel quale si accedeva tramite un ponte, oggi fisso, originariamente levatoio, ed era composto da un castello, dalla chiesa, dalle povere casa e circondato da mura. Toiano fu da sempre una fortezza molto ambita per la sua posizione elevata, al confine tra Pisa e Firenze, se la contesero Lucca, Pisa e Firenze, fino al 1362 quando passò sotto il dominio dei Medici grazie al condottiero Rodolfo II Da Varano che per festeggiare la conquista inviò a Firenze una campana della chiesa di Toiano, oggi posta nel ballatoio di Palazzo Vecchio.
Toiano raggiunse il suo massimo splendore nell’800, quando contò 521 abitanti.
Un lento declino segnò poi il piccolo borgo fino al boom economico degli anni ’60 durante il quale le poche decine di famiglie rimaste, migrarono in cerca di fortuna. Le grandi industrie della Valdera, come la Piaggio, richiamarono moltissima manodopera che abbandonò i piccoli paesi come Toiano per popolare le valli circostanti.
Camminando per le strade di Toiano il silenzio circonda il visitatore e solo qualche rumore della natura attrae l’attenzione. La vista che si gode dal borgo è mozzafiato, guardando a sud si può vedere Volterra e Peccioli, a nord invece svettano le Apuane e ad est si può scorgere San Miniato.
Toiano non è a tutti gli affetti un paese fantasma, una famiglia di volenterosi vive in una delle case in fondo al paese e coltiva i terreni circostanti. Parlando con loro, accolti in primis dai loro gioiosi cani, si capisce che la mancanza di acqua corrente o delle classiche comodità delle case cittadine non influiscono minimamente sul piacere che la vita in un borgo di questo tipo può donare. Il figlio, alla domanda “come vi trovate qui?” risponde “e chi sta meglio di noi in questo paradiso?”. Questa risposta dice tutto.
Toiano non è noto solo per la sua bellezza, ma anche per un triste fatto di cronaca nera accaduto il 5 giugno 1947, il giorno del Corpus Domini. Tutti rimasero sconvolti e forse morbosamente attratti dalla vicenda di Elvira Orlandini, detta “la bella Elvira” che fu trovata sgozzata nel Botro della Lupa, zona nei boschi di Toiano, dov’era andata ad attingere acqua.
Se andate a Toiano… i gattini del borgo aspettano qualche scatoletta 😛

 

 

Bugnano


Paese abbandonato situato a 579 metri sul livello del mare e distante circa dieci chilometri da Bagni di Lucca, Bugnano costituiva uno dei tre nuclei abitati, insieme a Lugnano e Riolo, appartenenti alla località collinare denominata Monti di Villa.
La storia di questo borgo è simile a quella di tante altre piccole comunità italiane: i primi documenti ufficiali attestanti l’esistenza di Bugnano sono alcune pergamene risalenti al 983 d.C., anche se l’effettiva origine va, forse, fatta risalire all’epoca romana.
Composto da meno di quaranta case, il borgo abbandonato di Bugnano è raggiungibile attraverso un piccolo sentiero in mezzo al bosco che si snoda dalla strada asfaltata proveniente dall’abitato di Monti di Villa. Le case a più piani accolgono il visitatore che varca la soglia di quel mondo antico: abbandonato da più di 30 anni completamente divorato dalla natura, gli edifici stessi, estremamente sintomatici del territorio che li ha generati, sono continuamente minacciati dalle radici di alberi e piante che emergono dal terreno. Tutte le strutture in legno rimaste (porte, finestre, soffitti, controsoffitti, mobili, scale, coperture) presentano gravi danni recati maggiormente dagli animali e dall’umidità. Le strutture in ferro (recinzioni, ringhiere) sono per natura le più durature, ma ruggine a parte, non presentano gravi danni strutturali.
La decadenza del borgo ebbe inizio nel 1832, anno in cui fu definitivamente sconsacrata e chiusa la Chiesa, poiché già da allora iniziava a mostrare i primi segni di decadenza.
Il processo di dismissione ebbe il suo apice nel secondo dopoguerra, con il boom economico italiano ad attirare giovani (e non) nelle grandi città in cerca di una condizione di vita migliore e terminò attorno al 1980.
Oggi Bugnano giace immota, inghiottita dal bosco e dai silenzi infiniti che questo luogo regala.

 

 

Fabbriche di Careggine


In molti ogni anno si recano nel grazioso paese di Vagli, non solo per godere del suo lago e delle sue colline, ma anche per assaporare in prima persona il ricordo che aleggia nell’aria di quell’antico borgo oggi sommerso e celato dalle acque del lago.
La storia di Fabbriche di Careggine, paesello sommerso dalle acque del lago di Vagli, inizia nel lontano medioevo, quando un gruppo di fabbri ferrai provenienti da Brescia decisero di colonizzare le fertili terre della Garfagnana e stabilirsi dove poi sorse il paese. Fabbriche di Careggine Divenuto uno dei maggiori fornitori di ferro dello stato, nel 1755 fu dotato anche di un mulino per agevolare il lavoro.
L‘800 fu un periodo di grande declino per la zona, causato principalmente dalla perdita d’importanza commerciale della Via Vandelli. Gli abitanti di Fabbriche si videro costretti a tornare alla vita pastorale agricola per non soccombere alla fame.
Agli inizi del ‘900 un nuovo elemento s’introdusse nella storia del paese di Fabbriche di Careggine: il marmo. Con l’avvento di questo nuovo secolo insieme alla nuova attività di estrazione del marmo, il paese si risollevò e fra il 1906 e il 1907 venne anche costruita una centrale idroelettrica per sfruttare le acque del fiume Edron, il fiume che causerà la morte del paese.
Quando fu sommerso, contava 31 case popolate da 146 abitanti, un cimitero, un ponte a tre arcate e la chiesa romanica di San Teodoro risalenti al 1590. Tutto iniziò nel 1941 quando la società Selt – Valdarno oggi chiamata Enel sbarrò il corso del fiume Edron con lo scopo di costruire un bacino idroelettrico, tra il 1947 e il 1953 fu costruita la diga e il lago di Vagli iniziò a nascere con la conseguente morte del paese che stava sommergendo. I 146 abitanti che a malincuore lasciarono le loro case furono trasferiti nel vicino paese di Vagli di Sotto.
Il lago di Vagli fu svuotato quattro volte nel corso del tempo, rispettivamente nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994 per eseguire la manutenzione della diga, durante questi rari eventi l’antico borgo di Fabbriche di Careggine, tornato alla luce, permetteva ai suoi vecchi abitanti e alle moltitudini di curiosi di ammirare le antiche costruzioni in pietra deturpate dall’acqua.
Camminare fra le mura di quest’antico insediamento, riemerso dalle acque, doveva essere un’emozione unica che purtroppo con l’avvento delle nuove tecnologie di manutenzione della diga difficilmente si ripeterà.

 

 

 

In queste righe, il viaggio dei paesi abbandonati Toscani è appena iniziato, molti altri paesi sarebbero da citare, e tante altre storie da raccontare. Il viaggio è appena iniziato.

Maggy Bettolla

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